Unofficially Norah Jones
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junky
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PostPosted: Wed Jan 17, 2007 9:56 am    Post subject: Articoli e recensioni Reply with quote

http://www.vicenzanetmusic.it/nqcontent.cfm?a_id=11186

La prima volta di Norah senza cover
La figlia di Ravi Shankar approda finalmente a un cd tutto personale

di Giulio Brusati, 16 Gennaio 2007


Norah Jones è la quintessenza della canzone d'autore americana. È la country music viscerale di Hank Williams portata sul palco dei jazz club di Manhattan; il folk di Joni Mitchell impreziosito da una voce di cristallo; e lo swing deragliato di Tom Waits rimesso in riga. Con il nuovo album, "Not too late", in uscita in tutto il mondo il prossimo 26 gennaio, l'artista americana, figlia del musicista indiano Ravi Shankar, si lascia definitivamente alle spalle ingombranti e incongrui paragoni per approdare a un album molto personale, il primo realizzato senza l'inserimento di cover. "Not too late" (ancora su etichetta Blue Note) non aggiunge molto a quello che Norah ha inciso finora, cioè due album multimilionari ("Come away with me" e "Feels like home") e un disco con la sua band di amici, The Little Willies. Ma da lei non ci si può aspettare svolte epocali: nelle sue canzoni, così perfette e levigate, quello che conta sono i particolari, i cambiamenti e gli spostamenti minimi. Non è donna da travolgere con un'entrata da femme fatale ma è davvero impossibile resistere alla sua voce e al suo sguardo. E deve essere questo ad aver colpito il regista Wong Kar-Wai ("In the mood for love", "2046") che l'ha scelta per il suo prossimo film, "My Blueberry Nights", al fianco di Jude Law.
"Not too late" inizia con "Wish I could", un paio di chitarre acustiche e gli archi ad accompagnare la sola Jones. Un'apertura in minore, sembrerebbe, almeno fino all'inizio del secondo brano, "Sinkin' soon", un brano swing che potrebbe finire nella colonna sonora di un film su New Orleans. Norah adatta la sua voce e suona il piano quasi fosse in una session con Waits e Louis Armstrong. L'arrangiamento (fiati e cori) l'aiuta ma è ancora lei a sobbarcarsi il peso del brano, con una voce appena strascicata. "The sun doesn't like you" ha un andamento country, reso drammatico dagli archi (il violoncellista del Kronos Quartet, Jeff Ziegler). Siamo ancora dalle parti del country malinconico mescolato alla soul music in "Until the end" con lei che canta così vicina al microfono, tanto da materializzarsi nella vostra stanza, seduta al piano. "Not my friend" include rumori e distorsioni, usati come base per un arpeggio di chitarra acustica e note sparse di piano. Qui il canto si fa sottile come il soffio di uno strumento a fiato. Più carnale la voce in "Thinking about you", primo singolo estratto dall'album, già programmato dalle radio. "Broken" parla di un senzatetto o di qualcuno distrutto dalla vita, con le mani sporche di vernice porpora. L'arrangiamento degli archi di Ziegler ne sottolinea il ritmo e fornisce un controcanto alle strofe per uno dei brani più originali del disco. Con "My dear country" parla addirittura di politica ma sceglie di farlo nel modo ironico di Randy Newman. Non è tagliente come la "Political song" del cantautore/compositore californiano ma riesce a risultare credibile (e arrabbiata) con una melodia e una linea del cantato che rimanda a grandi vocalist come Ella Fitzgerald. Ancora country distillato in "Wake me up", con tanto di lamentosa chitarra pedal steel. Ritmo tex-mex per "Be my somebody", tra Ry Cooder e Bonnie Raitt; peccato per il testo, non certo travolgente. Più personale "Little room", storia vera della piccola stanza in cui la Jones viveva a New York, alla fine degli anni '90, prima che trovasse il successo con "Come away with me" (8 premi Grammy, oltre 13 milioni di copie vendute). "Rosie's lullaby" è così lenta che si possono vedere le note del piano elettrico che cadono dalle sue dita. Chiude la ninnananna vera di "Not too late" che si allaccia idealmente all'apertura soffice di "Wish I could". Al fianco di Norah, in un disco registrato tra Manhattan e Brooklyn, c'è ancora Lee Alexander, contrabbassista e suo compagno anche nella vita. Non ci sono altri motivi per ascoltare questo "Not too late" che il piacere folle di farsi abbracciare da una voce che trasmette molto di più delle parole tentano di descriverla.
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junky
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PostPosted: Wed Jan 17, 2007 9:58 am    Post subject: Reply with quote

http://www.rockol.it/recensione.php?idrecensione=3419

Norah Jones - Not Too Late Blue Note (CD)

Recensione di Gianni Sibilla

Norah Jones ha il merito di aver inventato un genere, o quantomeno di averlo fatto esplodere: il jazz-pop. Dopo di lei, e dopo il suo pluripremiato e pluri-venduto “Come away with me”, è stato un susseguirsi di artisti che cantano canzoni semplici e melodiche con arrangiamenti minimalisti e jazzati. Sono state sopratutto le donne a seguire il filone (si pensi a Madeleine Peyoroux), con qualche esempio maschile (Amos Lee, non a caso prodotto da Lee Alexander, bassista, compagno e co-autore della Jones).
A cinque anni di distanza dal quel primo disco, e 3 anni dopo “Feels like home”, la Jones arriva al terzo album: “Not too late” non cambia le carte in tavola, e probabilmente è un disco di assestamento artistico e numerico.
Qualche differenza rispetto al passato, qua c'è: non ci sono cover, le canzoni sono state scritte tutte dalla Jones insieme a Lee Alexander, privilegiando la chitarra piuttosto che il piano. Il risultato, anche per questo motivo è un disco che di jazz ha veramente poco, piuttosto è un disco radicato nel cantautorato folk e nel blues, con una grande attenzione alla semplicità e alla melodia. Insomma, la formula che ha permesso alla Jones di farsi conoscere e apprezzare da un pubblico vasto e trasversale: il singolo “Thinking about you” è forse meno incisivo di “Sunrise” o di alcuni dei brani traino di “Come away with me”, ma è pur sempre una bella canzone. Un discorso analogo si potrebbe fare per tutti e tredici i brani del disco, in cui spiccano “My dear country” e “The sun doesn't like you”.
Insomma, contemporaneamente una conferma di un talento e la conferma di un limite: Norah Jones è questa qua, e smaltito l'effetto sorpresa da lei non ci può aspettare altro che queste canzoni piacevoli, ma anche intercambiabili l'una con l'altra.
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junky
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PostPosted: Wed Jan 17, 2007 10:09 am    Post subject: Reply with quote

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2007/01_Gennaio/17/norah.shtml

Norah Jones, nuovo album «politico»
Norah Jones: «Scopro la canzone politica e politica e tifo Hillary»

di Andrea Laffranchi, Corriere della Sera, 17 Gennaio 2007

«Nei precedenti cd c'erano pezzi dolci, qui tocco altri argomenti. Mi piacciono i Clinton e spero in un cambiamento dell'America»


Baden Baden— Da una che ha venduto circa 30 milioni di dischi, che con il suo rassicurante stile pop-jazz-country ha aperto le porte a una generazione di cantanti ben più giovani del pubblico al quale si rivolgono, che ha un sorriso così dolce e innocente, una canzone politica non se la aspettava nessuno. E invece Norah Jones, 28 anni a marzo, probabile ospite internazionale a Sanremo («Dell'Italia amo la pasta e l'opera»), ne ha messe ben due nel suo nuovo album «Not Too Late», in uscita il 26 gennaio. In «Wish I Could» la guerra fa da sfondo a una storia d'amore («Era il mio uomo, ma a loro non importa/ lo hanno mandato lontano qui»), mentre in «My Dear Country» Norah canta di un'elezione caduta pochi giorni dopo Halloween (Bush è stato rieletto il 2 novembre 2004) nella quale «credevamo nel nostro candidato, ma ancora di più contava quello che odiavamo». «La prima è più una canzone d'amore, la seconda in effetti racconta di un sentimento di frustrazione e di speranze deluse che in molti abbiamo avuto», racconta. Il titolo, «Mia cara patria» è un atto d'amore verso gli Stati Uniti. «Amo questo Paese, ma ho un'idea romantica dell'America — ammette —. Quella della musica folk, quella che ha chi viene da un altro Paese. Spero ci sia un cambiamento». Andrebbe bene una donna? «Sarebbe grandioso». Hillary Clinton o Condoleezza Rice? «Mi piacciono i Clinton. Mi sembrano due buoni genitori».

Insomma Norah è cresciuta. Quasi tutte le 13 canzoni di «Not Too Late» sono farina del suo sacco. «Nei primi due album c'erano brani dolci e buona musica. Qui tocco molte più sfaccettature, vado in più posti, non sono solo canzoni d'amore. Questo album rappresenta meglio la mia personalità, anche se io non sono così dark. Sono una persona felice, mi piace scherzare, ma mi ha influenzato molto vedere quello che accade attorno a me». Il nuovo disco lo ha registrato a casa. Nell'appartamento di New York ha costruito uno studio e lì ha fatto tutto assieme al fidanzato, bassista, co-autore e produttore Lee Alexander. «È stato molto rilassante e divertente. Abbiamo avuto la possibilità di sperimentare più cose, magari anche sciocche, quelle che in studio non faresti mai per questioni di budget e tempo». Relazione di coppia, rapporto di lavoro. Non ci sono rischi? «Il lavoro sono le interviste. Scrivere musica è il nostro hobby». Una popstar casalinga, insomma. Altro che sesso, droga e rock'n'roll (anche se confessa che un goccio di whisky «aiuta a dare un'aggiustatina alla la voce»).

Giura di fare una vita «noiosa» quando sta a New York e in effetti non è mai nel mirino del gossip. «Quando ho girato The Blueberry Nights i paparazzi inseguivano Jude Law e non mi consideravano», dice sollevata dal non doversi difendere dai flash. Lei è così. Si presenta all'incontro in jeans e maglietta. Senza ore di trucco. E anche per il debutto cinematografico, ormai un must per le dive della musica, ha scelto il basso profilo. Invece che filmoni blockbuster o piccoli camei come quelli delle colleghe (Beyoncé, Alicia Keys, Gwen Stefani, Joss Stone...) ha scelto di essere protagonista per il primo film in inglese di Wong Kar-way. «Lui cercava un personaggio goffo e timido — precisa —. Se avesse voluto soltanto una famosa non avrebbe certo preso me. Ho accettato perché so che è un regista di culto, per gli amanti del cinema. Non voglio certo diventare un fenomeno a 360 gradi».
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junky
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PostPosted: Tue Jan 23, 2007 4:20 am    Post subject: Reply with quote

www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliCultura.aspx?id=3235

"Not Too Late", Norah Jones

Recensione di Mauro Adil


l successo di Norah Jones lascia ancora oggi letteralmente allibiti: l'album di debutto Come Away With Me, con oltre venti milioni di copie sparse per tutto il mondo e otto grammy awards (l'equivalente musicale degli oscar) vinti durante la cerimonia del 2003, si colloca agevolmente tra le pietre miliari della musica contemporanea. Eppure, non ce ne vogliano gli estimatori della giovanissima cantautrice nata a New York 28 anni fa, un tale consenso di pubblico mostra risvolti più sociologici che musicali. A parte le solite Madonna, Shania Twain e Britney Spears, l'unica artista femminile di un certo spessore a superare Norah è Alanis Morissette; il messaggio appare quindi chiaro: rispetto agli inni femministi usa e getta della Morissette del 1995 nel recente successo di Norah Jones possiamo individuare, senza eccessive forzature, una diffusa voglia di musica rilassante. Il jazz edulcorato di Norah, così come lo swing all'acqua di rose offertoci dal canadese Michael Bublé, sono la risposta perfetta ad un pubblico composto da acquirenti sempre più anziani, magari diffidenti verso operazioni commerciali come quelle messe in piedi da Bublè o dai numerosi epigoni della Jones, ma ciononostante disposti a comprare un buon disco qual è sicuramente Come Away With Me. Il successivo Feels Like Home del 2004, con "soli" dieci milioni di dischi venduti, ha permesso alla Jones di soddisfare le aspettative della sua etichetta discografica che, possiamo esserne certi, l'avrà considerato quasi un fiasco.

Tuttavia è con Not Too Late, in uscita tra pochi giorni, che Norah si gioca le sue carte migliori, dopo aver trascorso gli ultimi due anni a fare la rockstar prestando la propria voce ai dischi di Foo Fighters, Ryan Adams e apparendo nello sperimentale Peeping Tom dell'ex Faith No More Mike Patton. Il cuore di Not Too Late ruota intorno al primo singolo Thinking Of You preceduto e seguito, nella scaletta provvisoria del cd, da due perle quali Not My Friend e Broken: la prima sorretta da una intensa interpretazione della Jones e la seconda impreziosita da un brioso arrangiamento per archi. Le restanti tracce dell'album, pur sembrando fin troppo simili a quanto precedentemente prodotto da Norah, non deludono le attese. Dopo l'ascolto di Not Too Late si comprende, almeno in parte, il perché questa minuta ragazza di origini indiane (suo padre è il celebre musicista Ravi Shankar) abbia riscosso tanto successo
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junky
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PostPosted: Sat Feb 03, 2007 5:48 am    Post subject: Reply with quote

http://it.bluewin.ch/entertainment/index.php/musica/-/3054/Norah_Jones_-_Not_Too_Late/

Norah Jones - Not Too Late
Torna sulle scene la songwriter newyorkese che ha conquistato il pubblico con la musica jazz. Con "Not Too Late" Norah Jones esplora gli angoli di un quieto universo

Recensione di Maurizio Amore


Nel suo precedente album, intitolato"Feels Like Home", Norah Jones aveva dedicato ampio spazio alle leggere melodie suonate al piano. Tre anni dopo è invece la chitarra a prendere il sopravvento sui tredici nuovi brani, contenuti nella tracklist di Not Too Late. Grazie alla splendida idea di portare con se un'inseparabile chitarra, nel corso del suo ultimo tour, la cantante americana non ha mai smesso di comporre nuove canzoni, nelle pause ritagliate dalle sue esibizioni live. Jones è dunque rientrata dalla sua tournée con un fardello di nuovo brani che, al momento giusto, sono stati selezionati per dare la luce a questa sua ultima fatica. Anticipato dal singolo radiofonico Thinking about you è dunque uscito il nuovo album della songwriter newyorkese.

Per il suo ritorno sulle scene musicali del pianeta, Norah Jones ha deciso di mettere in risalto due vecchie canzoni che fanno parte del suo periodo giovanile. Il brano Thinking About You è, infatti, una graziosa ballata al piano Wurlitzer, musicata tempo addietro da Ihan Ersahim dei Wax Poetics. La breve ma intensa Little Room proviene anch'essa dai vecchi carnet dell'artista e dipinge l'universo di Jones, confinato in una minuscola camera della Grande Mela dove risiedeva qualche anno fa. Il compagno della cantante ha inoltre scritto per lei un brano piuttosto insolito, dall'aria retrò e con uno straordinario assolo di trombone. La tracklist si chiude infine con Not Too Late un pezzo eclettico ma calmo che riconquisterà sicuramente gli ammiratori dell'artista.
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junky
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PostPosted: Sat Feb 03, 2007 5:51 am    Post subject: Reply with quote

www.voceditalia.it/index.asp?T=naz&R=spe&ART=4136

Mai troppo tardi per Norah Jones
Un disco rilassato e disinvolto che nasce dall’esperienza e dall’analisi del mondo intorno a sè

di Daniele Orlandi, La Voce d'Italia, 3 Febbraio 2007


E’ nei negozi “Not too late”, il nuovo intimo album dell’artista newyorkese. Un album scritto quasi interamente di suo pugno, che la riporta ad una dimensione più casalinga, mostrando un quadro più completo della personalità, del carattere e della mente di un’artista che è cantante, autrice e pianista.
Norah Jones ci racconta così, nel terzo capitolo della sua carriera musicale, nelle tredici tracce di “Not too late”, le sue più intime e profonde emozioni, esplorando e analizzando gli stati d’animo del vivere umano in un mondo problematico.
Undici delle tredici canzoni sono creazioni di Norah Jones, metà delle quali completate dall’apporto di Lee Alexander, suo coautore e bassista da molto tempo. Le eccezioni sono la Kurt Weill-esca “Sinkin’ soon” di Lee, scritta con Norah e che vede la collaborazione vocale del cantantautore M. Ward, e la profonda “Thinking about you”, che Norah ha scritto nel 1999 con il leader dei Wax Poetic, Ilhan Ersahin.
Un lavoro completato nello studio casalingo nell’appartamento di Manhattan, che ha consentito di registrare senza pressioni della casa discografica, o tempi di lavorazione da rispettare, in maniera molto spontanea e tranquilla, senza pensieri: alla Blue Note (la casa discografica) erano solo a conoscenza del fatto che Norah stesse lavorando ad un progetto.
Il risultato è un disco personale, caratterizzato da composizioni oneste e con una nota di riguardo per i testi, che da sempre hanno un ruolo centrale negli album di Norah Jones.
Con i venti milioni di copie vendute nel mondo dai due precedenti e brillanti dischi “Come away with me”, album di debutto su etichetta Blue Note nel febbraio del 2002, e del coinvolgente “Feels like home”, Norah Jones torna sulla scena per ammaliare l’ascoltatore con raffinate melodie pop che fondono insieme molto altro, annullando le distanze tra i generi musicali e creando armonie di grande spessore.
Il progetto, che ha preso la forma di un album personale, vanta in ogni caso la presenza di numerosi musicisti, alcuni dei quali gia noti ai fans di Norah Jones, compresi i chitarristi Jesse Harris, Adam Levy, Robbie McIntosh e Kevin Breit, il batterista Andy Borger e la cantante Daru Oda, ma molti volti nuovi hanno contribuito con il loro talento, da M. Ward all’organista jazz Larry Goldings e Jeff Ziegler, il violoncellista dei Kronos Quartet.
L’album è nei negozi da venerdì 26 gennaio, in edizione standard e in un’edizione deluxe accompagnata da un Dvd ricco di contenuti extra.
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junky
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PostPosted: Sat Feb 03, 2007 5:57 am    Post subject: Reply with quote

http://delrock.it/album/2007/not_too_late.php

Norah Jones ci è o ci fa?

Giudizio: 3.5/5

di Riccardo Bertoncelli, delrock.it, 30 Gennaio 2007


Non datemi del cinico se il primo pensiero dopo avere ascoltato quest’album è il dubbio se Norah Jones "ci è" o "ci fa". Su, buttatevi anche voi nel placido gorgo di questi tredici brani, tanto si tocca, e ditemi se non è vero che alla fine vi resta una sensazione di vaghezza, di fondamentale seppur piacevole inconsistenza: ciò che uno si aspetterebbe da una candida esordiente e non da una star che in pochi anni ha venduto quasi venti milioni di album in tutto il mondo.

Se alla fine devo dire, Norah Jones per me "ci è". Morbida, rilassata, appunto vaga: sincera fino a essere disarmante quando spiega che "mi piace interpretare le canzoni degli altri ma preferisco cantare le mie, perchè sono più oneste, perchè sono più vicine alla mia pancia" e quando non spiega, ma intanto si capisce, che il successo le torna comodo non solo per la fama e il conto in banca ma perchè può permettersi il lusso di registrare quando vuole e con i tempi suoi, in questo caso nel piccolo studio domestico che spartisce con il suo bassista e produttore, Lee Alexander.

Com’è la pancia di Norah Jones? Delicata e soffice, così pare, con dolci pensieri che escono come un soffio, con vocalizzi e arpeggi suggestivi che il disegno minimale dell’album cerca accuratamente di non turbare - chitarre volentieri acustiche, tastiere soffici, lap steel, violoncelli. Dubito che un disco del genere possa vendere milioni di copie ma questa è un’epoca strana per la "soft music", la si desidera e non ce n’è più l’abitudine, e allora anche un fragile quaderno così può schizzare nelle classifiche che in tempi recenti hanno rifiutato, che so, Joni Mitchell e Suzanne Vega (la mamma e la zia, per intenderci).

Molte canzoni vengono da provini recenti ma altre affondano le radici nel passato più lontano: così per esempio Thinkin’ About You e Little Room, scritte durante la bohème dei vent’anni quando neanche il più ottimista degli indovini avrebbe pronosticato a Norah tante rose e fiori. Nessun pezzo "smash" e un paio di ehm ehm (lo pseudo Weill di Sinkin’ Soon e il "fischiato con brio" di Little Room) ma una buona media complessiva e qualche guizzo: Wish I Could, Until The End e quella Rosie’s Lullaby che Norah sente liquida e ovattata, "è così lenta che sembra di stare sott’acqua".
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junky
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PostPosted: Tue Feb 27, 2007 11:31 am    Post subject: Reply with quote

www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1144840

Gaffe da superospite
Norah Jones: «Il mito italiano? Maria Callas»

Montecarlo — «Pippo Baudo chi?». La solita vecchia storia: deportano le star internazionali all’Ariston senza spiegare un beneamato accidente di chi, come, dove. Norah Jones, nel suo buen retiro del Principato, chiede se il presentatore sia un comico o cosa: quando le dicono che lui suona il piano, tira un sospiro di sollievo. Ma dell’Italia, che ha visitato più volte (suonerà a luglio a Lucca e Caserta), la strepitosa chanteuse jazz-pop sa ancora poco o niente. Della politica, per carità. «Tutti sanno cosa succede in America, ma io non sono tenuta a decifrare la situazione sociale di ogni Paese che visito. Non leggo mica la vostra lingua». La musica? «Mi piace Zucchero...e Maria Callas». Che però era greca, anche se legata per vie matrimoniali e artistiche alla Penisola. «Mi spiace», arrossisce lei. No problem. Il cinema? «Mia madre amava vedere vecchi film, così adoro Anna Magnani...spero che almeno lei sia italiana». Le piace anche Almodovar, ma solo da spettatrice. Per ora è impegnata a rinverdire i suoi fasti discografici, dopo il disco di debutto del 2002, "Come away with me", che vendette 25 milioni di copie e le valse il Grammy Award, e il sontuoso bis di "Feels like home", due anni più tardi. Nel terzo, "Not too late", si è impegnata a fondo come autrice, anche se questo ha fatto uscire «il suo lato più cinico», e certamente «quello più personale». Però nel brano "My dear country" non ha mancato di raccontare la difficile situazione americana degli ultimi due anni. «È stato deprimente stare dietro alle cattive notizie, non solo della guerra in Iraq, ma di tutti i conflitti nel mondo, e dei disastri naturali che ci hanno colpito. Così la mia musica appare un po’ triste, anche se la penso giocosa». Non siamo più negli anni Sessanta, «i media sono più accurati, la situazione è cambiata, e per creare un nuovo movimento occorrerebbe l’impegno della generazione di allora con i giovani di oggi. Sensibilità diverse che devono marciare di pari passo». Guarda con fiducia alle elezioni Usa: «Barak e Hillary? Due personaggi che mi emozionano. Ma speriamo che da qui al voto non stufino la gente». A Norah - che stasera proporrà il singolo "Thinking about you" - non dà più fastidio come ai tempi degli esordi essere additata come la figlia di Ravi Shankar, il celebre suonatore di sitar vicino ai Beatles. «Ma allora io e mio padre stavamo cercando di ricostruire un rapporto difficile, sono cose che chiedono un tempo lungo. Non credo a una nostra collaborazione, non ce lo vedo a sperimentarsi sulle musiche di Willie Nelson, il mio idolo country. Né penso a un duetto con mia sorella Anouskha Shankar: lei è più incline al blues». Non le piace granché Madonna, «la vera regina è Aretha Franklin». Semmai, avrebbe sognato Miles Davis («un figo»), mentre con Elvis non avrebbe osato chiedere di cantare: «Sarei rimasta lì incantata a guardarlo». Beata gioventù.
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junky
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PostPosted: Tue Feb 27, 2007 11:38 am    Post subject: Reply with quote

www.sorrisi.com/sorrisi/diretta/art023001035760.jsp

Norah Jones al Festival: «I cantanti italiani? Mi piacciono "Succhero" e la Callas»
La prima ospite internazionale del Festival confessa di non conoscere granché della musica italiana e annuncia di aver fatto pace con suo padre Ravi Shankar, il musicista che suonava il sytar con i Beatles

di Giovanni Pianetta, Tv Sorrisi e Canzoni, 27 Febbraio 2007


Si siede, in una sala riunioni del lussuosissimo Hotel de Paris di Montecarlo, e davanti a lei una tazza di te fumante. Piccolissima, ma proporzionata e deliziosa, occhi neri e profondi, un bellissimo sorriso, neanche un filo di trucco, maglietta e jeans: è la semplicità fatta persona Norah Jones (27 anni) che stasera vedremo al piano eseguire la sua «Thinking about you» (grande successo alle radio), ospite internazionale al Festival. Arrivata direttamente dagli Stati Uniti, ha scelto di rifugiarsi nel Principato per non cadere nel caos sanremese. Poi, domani, ripartirà per Amsterdam. Una bellezza, la sua, che rivela la mescolanza di sangue tra il padre indiano, Ravi Shankar, mitico sytarista dei Beatles, e la madre texana. Anche il suo terzo album, «Not too late», sta mietendo successi (è pure nella Top ten italiana) e le sue vendite vanno ad aggiungersi alle oltre 45 milioni di copie già portate a casa con i precedenti «Come away with me” (il debutto che la rivelò alla platea mondiale solo quattro anni fa) e il successivo «Feels like home» (2004). Ma ne sa qualcosa Norah del Festival della canzone italiana? «Ora sì! So che è la 57a edizione, ma confesso che prima non ne sapevo granché: non conosco molto della canzone italiana salvo Succhero (dice proprio così). Ah, sì, anche la Callas! La adoro» (veramente, Maria Callas era greca; ndr).

E Pippo Baudo si è già fatto vivo ?
«No, questo signor Pippo Baudo non l’ho ancora sentito; avrei voluto interpretare qualcos’altro oltre a “Thinking about you”, ma non hanno voluto».

Cosa ne pensa della situazione attuale negli Stati Uniti ?
«Spero che ci sia un cambiamento dopo Bush, io non sono una cantante strettamente politica, ma seguo cosa sta succedendo e, personalmente, amo sia Hillary Clinton che il senatore Barak Obama e appoggio le loro candidature. Tuttavia non penso che sia responsabilità degli artisti dare il via a movimenti sociali o campagne politiche. Il mio Paese, gli Stati Uniti, sono una nazione così gigantesca e così diversa da un capo all’altro… Io vivo a New York, che è un altro mondo rispetto alla provincia americana. Siamo un Paese diviso e le elezioni lo hanno dimostrato. Anche culturalmente siamo un Paese diviso».

Come mai ha definito questo nuovo album «molto personale e un po’ cinico» ?
«Proprio perché non sono avulsa dal mondo in cui vivo: questo lavoro risente delle notizie che ci hanno circondato in questi ultimi tre anni, guerre, disastri naturali. Di mio, io non sono cinica, ma positiva, però quello che si vede e si sente… Anche musicalmente nel disco c’è qualcosa di triste, un tocco in più. Sul piano personale è stato più coinvolgente perché nelle canzoni ci sono anche storie mie private».

A proposito di musica, come definirebbe la sua che risulta così semplice ma elegante ?
«Direi che non è catalogabile. Sicuramente non è pop music e sicuramente è molto influenzata dal jazz. In realtà sono stata influenzata anche da alcune “vecchie” signore della musica americana, come Billie Holiday ed Aretha Franklyn. Poi ho fatto la Arts High School e nessuno degli studenti là sentiva Madonna… Però io i Nirvana, in quegli anni, non me li sono persi!».

Vincere cinque Grammy cambia la vita ?
«Non saprei. Sono stata molto felice di vincerli, ovvio, però no, non mi hanno cambiata. Personalmente, poi, non sono neppure troppo interessata ai soldi. Però, certo, mi sono potuta concedere studi di registrazione migliori e, professionalmente, cose più belle».

Nel retrocopertina del suo ultimo album è riprodotto un quadro con una pianista dai grandi occhi…
«Sì, sono io, ed è il regalo che mi ha fatto una mia amica pittrice; l’ho appeso nel bagno del mio studio di registrazione: è particolare, vero?»

I rapporti con suo padre sono sempre tempestosi ? Lei non ne ha mai voluto parlare…
«No, non è più un problema parlare della mia famiglia come quando incontravo i giornalisti per il lancio del mio album di debutto. C’è voluto del tempo per riprendere i rapporti con mio padre che di fatto mi aveva abbandonata. Sono cresciuta in Texas da sola con la mamma… Ma ora abbiamo ristabilito un rapporto. Così come con mio sorella minore Anoushka, pure lei musicista».

Allora potremo vedere future collaborazioni in famiglia ?
«Ma no, quella di mio padre è una musica talmente diversa! Dubito che succederà. Forse invece con mia sorella sarebbe possibile: siamo entrambe giovani e più vicine musicalmente».

Norah, lei come compone ?
«Quando ero a scuola iniziai col piano, ma poi, arrivando a New York, sono passata alla chitarra, anche se per me, che la suono da mancina, è un po’ più complicato. Adesso trovo che mi sia più facile comporre al piano, però so che, come pianista, sono un po’ conservatrice nel mio modo di suonare, ma dato che non sono una grande chitarrista…».

A proposito di New York, vive ancora lì ?
«Certo, a Manhattan, nel Village. Cos’è New York per me? E’ la comunità dei miei amici, quelli con cui ancora vado a suonare nei piccoli club».

E al cinema ci va ?
«Certo! Adoro i film di Almodóvar, il mio regista preferito. E quelli vecchi con Anna Magnani: era così passionale…».
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